Oceani di Plastica

Aggiornamento: 15 feb

Cominciamo con dire che i primi materiali plastici, di origine naturale, erano utilizzati già dalle civiltà precolombiane, intorno al 1600. Oggi la plastica è entrata a far parte della nostra vita: basti pensare a quante bottiglie, imballaggi per alimenti, spazzolini da denti, sacchetti ma anche piatti e bicchieri monouso, (ecc.) siano costituiti proprio da essa!

Insomma, siamo circondati da questo materiale estremamente utile e innovativo ormai da qualche decennio: la leggerezza, la malleabilità e la produzione a basso costo, le hanno permesso dagli anni Cinquanta in poi di diffondersi in tutto il mondo. Dal 1839 in poi, furono sviluppati anche i primi materiali sintetici, conosciuti e utilizzati ancora oggi (un esempio è il polistirolo).



Tuttavia la produzione incontrollata e lo smaltimento sbagliato hanno portato ad enormi problemi, ad esempio alla plastica in mari e oceani.

I tempi di degradazione degli oggetti di questo materiale variano in base al tipo di lavorazione che hanno subito: piatti e bicchieri di plastica impiegano più di 100 anni a degradarsi completamente, così come i sacchetti di plastica e le cannucce! Fare la raccolta differenziata infatti non è sufficiente ad arginare la dispersione nell’ambiente di plastica, l’unica soluzione è limitarne l’utilizzo, specialmente per quanto riguarda gli oggetti usa e getta. Facciamo un esempio pratico: invece di comprare tutti i giorni una bottiglietta d’acqua di plastica, perché non proviamo a sostituirla con una borraccia?


L’ambiente in assoluto più affetto dalla presenza di rifiuti di plastica è proprio quello marino, e questo porta a numerose conseguenze gravose per animali come squali, i pesci palla e tartarughe marine, che spesso confondono le buste di plastica con le meduse, di cui si nutrono. A volte, prima di essere assimilati dall’ambiente e dagli animali le plastiche si dividono in tanti piccoli pezzettini (diventando micro-plastiche), che vengono ingeriti anche dagli organismi alla base della catena alimentare, ad esempio dal fitoplancton di cui si nutrono ad esempio crostacei e molluschi (di cui poi sia noi che gli altri pesci ci nutriamo. Alla fine ritroviamo ciò che gettiamo in mare sulle nostre tavole).

In alcune zone degli oceani, la quantità di plastica è talmente alta da formare enormi isole galleggianti. queste si formano perché le correnti, con un moto circolare, compattano la plastica che viene gettata nell’acqua in zone ben delimitate. La più grande isola di plastica si trova nell’oceano pacifico è il Pacific Trash Vortex, soprannominata “Great Pacific Garbage Patch" : nell’area galleggerebbero tonnellate e tonnellate di rifiuti, dalle bottiglie di plastica alle vecchie reti da pesca.


Per concludere, ognuno di noi può, con piccoli gesti di accortezza e responsabilità, cercare di arginare il problema dello smaltimento della plastica: perché comprare ogni volta una busta di plastica alla cassa del supermercato invece di portarsene una da casa? Perché non prestare attenzione all’imballaggio che contiene gli alimenti che stiamo per comprare e non

scegliere quello con contiene meno plastica possibile?


Grazie per aver letto il nostro post di approfondimento! Scriveteci nei commenti la vostra opinione sull'argomento e i modi in cui voi stessi vi impegnate per essere più sostenibili e riciclare la plastica!



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